Medellìn, plata o plomo a Laureles. Come ne siamo usciti?

Durante i miei viaggi in Colombia la “comuna” che mi è rimasta più impressa è sicuramente quella di Laureles per la sua atmosfera rilassata e un’ampia varietà di attività ricreative, tra cui i parchi, ristoranti, bar ed i numerosi caffé dove il tempo sembra rallentare, permettendo ai visitatori di immergersi completamente nell’esperienza locale.
Il 30 dicembre 2023, nel tardo pomeriggio, io e la mia compagna stavamo passeggiando per le strade alberate di Laureles, un quartiere che quell’anno era stato riconosciuto come il più “cool” del mondo da parte della rivista brittanica Time Out. Questo riconoscimento non è stato un caso, ma riflette la visione dell’architetto Pedro Nel Gomez (1899-1984) e l’impegno che negli anni hanno guidato lo sviluppo del quartiere.

Nel 1943, Nel Gomez immaginò Laureles ispirandosi al modello della “città giardino” cercando di unire le caratteristiche della vita urbana a quelle della vita in campagna con strade larghe, parchi e alberi. Passeggiando oggi per le vie di Laureles, uno dei rari quartieri pianeggianti in una città prevalentemente collinare (“lomas”) come Medellín, è possibile ammirare ciliegi, guayacanes, coralillos, alberi di cacao e, naturalmente, allori (da cui il nome Laureles).

Plata o plomo!

L’atmosfera serena di quella serata è stata però interrotta quando all’improvviso una moto si è fermata accanto a noi. Il passeggero della moto, scendendo con agilità, mi ha subito puntato una pistola, prima al viso e poi al petto. Io e la mia compagna siamo rimasti increduli e paralizzati, testimoni di una scena che fino al quel momento avevamo solo visto nella serie Narcos di Netflix.
L’atmosfera si è fatta ancora più tesa quando il rapinatore vedendoci paralizzati ha esploso un colpo a terra, a un soffio dai miei piedi. Costretti da tale intimidazione, io e la mia compagna abbiamo consegnato quanto avevamo: per me, uno smartphone Android; per la mia compagna, la sua borsa con dentro un iPhone e documenti importanti come patente (“licencia de conducir”) e carta d’identità (“cedula”).

Mentre mi trovavo sotto la minaccia di una pistola puntata alla testa, provavo una calma insolita, una sorta di paralisi emotiva: il mio corpo aveva smesso di reagire, come se mi fossi distaccato dalla realtà. Tra le ombre degli alberi, ho intravisto una vicina che osservava la scena dal suo balcone, immobilizzata dall’orrore o forse dall’indifferenza.
Nei giorni che seguirono il furto, mi sono ritrovato spesso a riflettere sull’indifferenza delle vicina, ricordandomi di un fenomeno tristemente celebre in psicologia: il caso di Kitty Genovese, assassinata mentre 38 testimoni non intervenivano. Questo mi portava a chiedermi: “se dovesse ripetersi, qualcuno verrebbe in nostro aiuto?”

Dopo aver ottenuto quanto volevano, i due malviventi sono fuggiti via in moto tra le strade del quartiere. In cerca di soccorso, abbiamo trovato un rider di Rappi, da cui abbiamo preso in prestito lo smartphone per contattare la polizia al numero 123 (Línea única de emergencias Nacional 123). Incredibilmente, nessuno ha risposto alla nostra chiamata, lasciandoci da soli a capire il dafarsi.

Bloccare tutto!

Siamo rientrati di corsa in appartamento, tentando di ridurre al minino i danni derivanti dal furto. Abbiamo bloccato immediatamente i conti bancari, le SIM e carte di credito/debito. Utilizzando ‘Trova il mio dispositivo’ per Android e ‘Trova il mio iPhone’ per iOS siamo riusciti a cancellare a distanza il contenuto dei nostri dispositivi, prevenendo così l’accesso a messaggi personali, immagini e altre informazioni sensibili. Abbiamo anche modificato immediatamente tutte le password dei nostri account online e attivato l’autenticazione a due fattori (2FA) ovunque fosse possibile.

Avvisare amici e parenti

Consapevoli del rischio che i nostri account potessero essere utilizzati per truffare amici e parenti, abbiamo prontamente pubblicato un post su Instagram per raccontare quanto accaduto. Abbiamo inoltre invitato tutti a contattarci direttamente via email per qualsiasi richiesta insolita ricevessero a nostro nome.

Una notte di frustrazione

Dopo aver preso tutte le precauzioni per mettere al sicuro i nostri conti, intorno alle 23:30, abbiamo deciso lo stesso di recarci al CAI , il Comando de Atención Inmediata della polizia locale colombiana, per sporgere una denuncia e prevenire che le nostre carte di credito/debito venissero utilizzate illecitamente.
Arrivati al CAI, io e la mia compagna abbiamo raccontato quanto accaduto e ci è stato suggerito dagli agenti di avvalerci della procedura online per esporre la denuncia. La nostra conversazione con gli agenti si è presto colorata di frustrazione quando abbiamo evidenziato la mancata risposta del numero di emergenza 123 alle nostre chiamate.


Le giustificazioni fornite dalla polizia, riferendosi alla saturazione delle linee telefoniche dovuta al passaggio di amministrazione da Daniel Quintero a Federico Gutiérrez, non ci hanno molto convinto e ci ha lasciato ancora più perplessi il fatto che ci sia stato fornito un numero di cellulare come alternativa al 123.
Quintero è stato sindaco di Medellín dal 2020 al 2023 mentre Federico Gutiérrez, noto anche come Fico, è attualmente sindaco, avendo precedentemente ricoperto la stessa carica dal 2016 al 2019.

Ricordi a pixel

Ancora oggi, mentre rivivo quei momenti con la mia compagna, mi imbatto in un inquietante vuoto nella memoria. Non riesco a stabilire con certezza se fosse ancora giorno o se il buio fosse già sceso. Se la polizia mi avesse interrogato, avrei fallito miseramente. I volti dei rapinatori, il colore della moto, persino la presenza o meno dei caschi sono svaniti nel nulla, lasciando spazio a una sequenza di immagini pixelate.

Quando è morto Mandela?

La mia attenzione, focalizzata sulla minaccia della pistola in faccia, ha probabilmente contribuito a questa distorsione mnemonica, lasciando pochi dettagli nitidi nella mia mente. Questo fenomeno di ricordare eventi in modo distorto è noto come Effetto Mandela, un nome che deriva da un caso emblematico in cui molte persone ricordavano erroneamente che Nelson Mandela fosse morto in prigione negli anni ’80, quando in realtà fu liberato nel 1990 e morì nel 2013. Questo effetto evidenzia come i ricordi possano essere influenzati e alterati da vari fattori, sottolineando la fragilità della memoria umana e la sua suscettibilità a distorsioni.

La mia mente era concentrata sulla minaccia immediata e ha trascurato particolari cruciali. Col passare del tempo, le discussioni sull’evento con gli amici potrebbero aver ulteriormente alterato i miei ricordi, rendendo ancora più difficile distinguere tra ciò che è realmente accaduto e ciò che è stato ricostruito o immaginato.

L’ombra della rapina

Il rombo di una moto alle mie spalle mi fa ancora rabbrividire,  temendo che l’incubo si ripeta. Questo potrebbe essere un sintomo di  PTSD (Disturbo da Stress Post-Traumatico), una ferita invisibile che forse porto con me senza saperlo. Il PTSD si manifesta attraverso flashback, reazioni fisiche intense e un’ipervigilanza costante, come un’ombra che si allunga ben oltre l’evento traumatico.

L’esperienza della rapina ha lasciato un segno indelebile nella mia memoria, ma la sua accuratezza è offuscata dall’effetto Mandela e dal trauma vissuto. I ricordi frammentati e la distorsione dei dettagli mettono in luce la fragilità della memoria umana e la sua vulnerabilità a fattori psicologici.